Stasera si cena fuori!

Se vi eravate illusi che andando al ristorante, non dovendo occuparvi voi di apparecchiare la tavola, scegliere menù e decorazioni, assegnare i posti agli invitati, potevate tirare un sospiro di sollievo e limitarvi a non mettere i gomiti sul tavolo, mangiare a bocca chiusa e tenere la schiena bella dritta, beh….sbagliavate.
Esistono una serie di regole di comportamento che andrebbero osservate quando si va a mangiare “fuori”.
Arrivati al ristorante, come sempre, è d’obbligo che lui apra la porta e la faccia attraversare prima a lei. Fatto questo, specie se il posto non è di abituale frequentazione, la precede all’interno del locale per farle strada. Al cameriere che si fa incontro si rivolgerà lui, chiedendo un tavolo (per due o per il numero di commensali).
Se si è provveduto a una prenotazione, e oggigiorno può averlo fatto anche la signora, chi ha prenotato si rivolgerà al cameriere, indicando che esiste un tavolo riservato a tal nome.
Quando il cameriere fa strada verso il tavolo lo segue la signora, a sua volta seguita dall’uomo.
Neanche a dirlo, si siede prima lei, aiutata da lui con la sedia, e occuperà il posto migliore, in genere quello che guarda alla sala. La signora avrà l’accortezza di gettare solo un fugace sguardo agli altri tavoli, senza indugiare sulla mise di tutte le donne presenti, e tanto meno sul contenuto dei piatti.
In genere, a meno che non si tratti di locali arredati in modo particolare, o nei quali è previsto uno spettacolo altrimenti non visibile, due soli commensali non siedono mai l’uno accanto all’altro ma sempre di fronte.
Se parte delle sedute sono su canapè o panche le occuperanno preferibilmente le signore.
Se si incontrano persone conosciute a un altro tavolo, si salutano con un gesto discreto e una parola passando, per non lasciare da sola la propria accompagnatrice o il proprio accompagnatore. Se si fa parte di una comitiva, mentre gli altri proseguono verso il tavolo assegnato, ci si potrà intrattenere per un saluto meno sbrigativo, ma sempre entro certi limiti.
Qualora, malauguratamente, un centrotavola ingombrante impedisca di vedere l’interlocutore, non si cercherà di spostarlo goffamente sulla tavola: al più si chiederà al cameriere di portalo via, fingendo se necessario un’allergia al polline.
Il telefono cellulare non va mai poggiato sul tavolo. Andrebbe rigorosamente spento; nel caso di un cardiochirurgo di turno, o comunque se si attendano notizie importanti e non rimandabili, comunque il telefono va silenziato, e qualora arrivi una chiamata ci si allontana, scusandosi, dal tavolo e si cerca di chiudere la conversazione nel più breve tempo possibile.
Chi conosce il ristorante può suggerire i piatti migliori, o chiedere consiglio al maitre. In nessun caso si deve insistere per far cambiare idea sulla scelta di un piatto: potrebbero esserci ragioni di gusto, intolleranze, regimi alimentari particolari.
Ad ogni modo, non si deve esagerare nella scelta, nè con piatti troppo semplici nè con quelli troppo costosi: la signora elegante e raffinata cercherà comunque di attenersi al menù, senza ostentare gusti troppo difficili, che rasentino il capriccio, facendo richieste, difficilmente assecondabili, al povero cameriere di turno.
Non si fanno brindisi chiassosi e plateali, si conversa e si ride con un volume accettabile, che impedisca a coloro che sono seduti al tavolo vicino di sentirsi coinvolti nei nostri affari.
Mai e poi mai ci si alza per uscire a fumare una sigaretta: se non siete in grado di resistere per il tempo di un pranzo o di una cena, iniziate a prendere in considerazione metodi estremi come agopuntura, ipnosi, ricovero in cliniche specializzate.
Al momento del conto, preferibilmente non lo si chiede al tavolo: lui si alza con una scusa e se lo fa preparare, saldando, in separata sede, alla cassa.
Se in un gruppo si divide la spesa è più facile farlo al tavolo, ma dovrebbero evitarsi passaggi di banconote e monete di resto: preferibile si definisca una quota con cifra tonda per tutti. Chi si occuperà di saldare, spiegando il problema all’addetto, cercherà di ottenere il resto in tagli da dividere tra i commensali, magari fuori dal locale.
Che si partecipi a una romantica cena a due, o a una allegra rimpatriata tra amici, si deve sempre mantenere un contegno pacato e educato.
Anche se nel piatto nuota uno scarafaggio o se il conto è l’equivalente di una villeggiatura di 10 giorni alle Maldive, il vero signore non farà una piazzata, alzando la voce nel locale. Prenderà da parte il cameriere riferendo il problema, eventualmente lascerà il ristorante se necessario, ma sempre con eleganza. Nel caso di un conto esorbitante, l’etichetta richiede di rivolgersi al maitre, pregandolo di controllare per correggere l’errore.
Insomma, concludendo, anche se le cose da ricordare sembrano tante, in realtà si tratta di fare appello al buon senso, alla buona educazione nelle sue regole più basilari, e al garbo che dovrebbe contraddistinguere ogni aspetto quotidiano: niente di più lontano dalla realtà che viviamo.

3 Comments

  1. Pulled From Facebook
    Eleonora Vitagliano 12 Marzo 2014 at 16:33 ·

    meglio cenare in casa con veri amici e con semplicità. 🙂

  2. Pulled From Facebook
    Ricercatamente 12 Marzo 2014 at 16:34 ·

    Ogni tanto non guasta una cena speciale.

  3. Pulled From Facebook
    Eleonora Vitagliano 12 Marzo 2014 at 16:37 ·

    c’è a chi piace e a chi non piace. Pur essendo stata educata all’antica ed in modo perfetto da una famiglia di aristocratici, personalmente preferisco una semplice, calda, vera serata con amici intimi . 🙂

Leave a Reply

Back to top